Quest’anno mi hanno chiesto di tornare sul palco del Real Estate StarMeet e sono davvero felice di poterlo fare. Soprattutto perché mi hanno dato l’opportunità di parlare anche quest’anno di un argomento che mi sta particolarmente a cuore: la Generazione Z e il suo rapporto con il lavoro.
Chi mi conosce sa che è un tema sul quale rifletto spesso. Un po’ perché faccio parte di questa generazione, un po’ perché ogni giorno, in SIM Immobiliare, mi confronto con persone di età, esperienze e aspettative diverse.
Ma questa volta vorrei affrontarlo da una prospettiva leggermente differente.
Si parla tantissimo di come attirare i giovani in azienda, di come comunicare con loro e di come convincerli a intraprendere una determinata professione. Nel nostro settore, ad esempio, ci chiediamo spesso come rendere più interessante il lavoro di agente immobiliare per le nuove generazioni.
Secondo me, però, c’è una domanda ancora più importante.
Una volta che un giovane è entrato nella nostra azienda, cosa lo fa scegliere di restare?
È proprio da qui che partirà il mio intervento al Real Estate StarMeet, intitolato:
FIL: Felicità Interna Lorda. Cosa fa restare la Gen Z nella tua agenzia e fa crescere un team che va oltre le generazioni.
Dalla felicità all’economia: una domanda che mi accompagna da quando avevo 18 anni
Quando avevo diciotto anni, per la mia tesina di maturità, scelsi di parlare di felicità ed economia.
Mi affascinava l’idea che il benessere delle persone non potesse essere misurato soltanto attraverso indicatori economici. Che ci fosse qualcosa di più dei numeri per comprendere se una società stesse davvero bene.
All’epoca non avrei mai immaginato che, qualche anno dopo, mi sarei ritrovata a lavorare nell’azienda di famiglia, a occuparmi di marketing, persone e crescita, e soprattutto a pormi una domanda molto simile.
Perché se ci pensiamo, anche nelle aziende siamo abituati a misurare tantissime cose: fatturato, produttività, obiettivi, risultati, performance.
Tutte cose fondamentali, naturalmente. Un’azienda deve essere economicamente sana per poter crescere, investire e offrire opportunità.
Ma quanto spazio dedichiamo a capire come stanno davvero le persone che lavorano con noi?
Quanto si sentono coinvolte? Quanto credono in ciò che fanno? Quanto si fidano dei colleghi e di chi guida l’azienda? Riescono a immaginare un futuro professionale all’interno di quella realtà?
E soprattutto, la mattina, hanno un motivo che vada oltre lo stipendio per avere voglia di andare al lavoro?
È da queste riflessioni che nasce il tema della Felicità Interna Lorda, che porterò sul palco del Real Estate StarMeet.

La Generazione Z non cerca soltanto uno stipendio
Una delle frasi che sento ripetere più spesso è che i giovani oggi non hanno voglia di lavorare, cambiano continuamente azienda e non sono più disposti a fare sacrifici.
Credo che sia una lettura troppo superficiale di una questione molto più complessa.
Non penso che la Generazione Z sia meno ambiziosa delle precedenti. Penso, piuttosto, che abbia un modo diverso di interpretare il rapporto tra vita e lavoro.
Lo stipendio conta, eccome. Sarebbe poco credibile sostenere il contrario. Ma non è l’unico elemento che determina la soddisfazione professionale e, soprattutto, non è necessariamente ciò che convince una persona a rimanere per anni nella stessa azienda.
Per molti giovani contano anche la possibilità di imparare, la qualità delle relazioni, il riconoscimento del proprio contributo, la fiducia che viene concessa e la sensazione di stare costruendo qualcosa che abbia un significato.
E credo che questo non riguardi soltanto la mia generazione.
Chi non vorrebbe lavorare in un ambiente nel quale si sente ascoltato, rispettato e valorizzato?
Forse la Gen Z ha semplicemente iniziato a chiedere con maggiore forza qualcosa che, in fondo, desideriamo tutti.
Il lavoro di agente immobiliare può offrire molto più di quello che immaginiamo
Quando parliamo di giovani e lavoro, credo che il nostro settore abbia una grande opportunità, ma anche una responsabilità.
Per tanto tempo il lavoro di agente immobiliare è stato raccontato soprattutto attraverso i risultati economici, le provvigioni e la possibilità di guadagnare molto.
Sono aspetti che possono certamente attrarre, ma da soli non bastano a spiegare il valore di questa professione.
Fare l’agente immobiliare significa entrare in relazione con le persone, imparare ad ascoltare, comunicare, organizzare il proprio lavoro, assumersi responsabilità e accompagnare famiglie in momenti importanti della loro vita.
È una professione che richiede impegno, preparazione e capacità di mettersi continuamente in discussione, ma che può offrire anche grandi possibilità di crescita personale e professionale.
Io stessa, per anni, ho detto che non avrei mai fatto l’agente immobiliare.
Ho iniziato un percorso universitario in Economia, ho cambiato strada, ho lavorato per qualche mese nel front office dell’agenzia dei miei genitori, me ne sono andata e ho intrapreso un altro percorso di studi in Osteopatia.
Eppure oggi, a 27 anni, sono Marketing Manager di SIM Immobiliare e anche agente immobiliare.
Non è stato un percorso lineare. Ma proprio per questo mi ha insegnato che a volte, prima di trovare il proprio posto, bisogna avere la possibilità di cercarlo.
Ed è anche per questo che credo sia fondamentale non giudicare una persona giovane soltanto da ciò che sa già fare.
Bisogna imparare a riconoscere quello che potrebbe diventare.

Il vero lavoro di un’azienda comincia quando una persona entra
Attirare un giovane attraverso un annuncio di lavoro efficace è soltanto il primo passo.
La vera sfida arriva dopo.
Quando quella persona entra in ufficio, incontra i colleghi, affronta le prime difficoltà e comincia a capire se ciò che le era stato raccontato corrisponde davvero alla realtà.
È lì che un’azienda dimostra i propri valori.
In SIM Immobiliare abbiamo scelto di investire molto nella formazione, anche attraverso la SIM Academy, perché crediamo che le competenze si possano costruire e che una persona non debba necessariamente avere già esperienza per poter iniziare un percorso professionale nel nostro settore.
Ma la formazione tecnica, per quanto importante, non è sufficiente.
Una persona deve anche sentirsi parte di qualcosa. Deve sapere di poter fare domande, di poter sbagliare mentre impara, di avere colleghi pronti ad aiutarla e qualcuno che creda nel suo potenziale anche prima che arrivino i risultati.
Questo non significa eliminare le responsabilità o abbassare le aspettative. Al contrario, significa creare le condizioni perché le persone possano assumersi responsabilità sempre maggiori e raggiungere obiettivi ambiziosi.
Perché credo che le persone diano il meglio quando sentono che qualcuno si fida di loro, ma anche quando sanno di non essere lasciate sole.
Non dobbiamo costruire aziende soltanto per la Generazione Z
C’è però un altro aspetto che considero fondamentale e che sarà al centro del mio intervento.
Quando parliamo di Generazione Z, rischiamo di concentrarci talmente tanto sulle differenze da dimenticare tutto quello che le generazioni possono imparare l’una dall’altra.
In un’agenzia immobiliare lavorano spesso persone che hanno vent’anni e altre che ne hanno cinquanta o sessanta. Persone cresciute in epoche diverse, con esperienze, abitudini e modi di comunicare differenti.
E credo che questa diversità possa essere una ricchezza enorme, se impariamo a valorizzarla.
I più giovani possono portare nuovi punti di vista, familiarità con strumenti e linguaggi contemporanei e la capacità di mettere in discussione abitudini consolidate.
Chi ha più esperienza può trasmettere competenze, visione, capacità di affrontare situazioni complesse e quella sicurezza che spesso si acquisisce soltanto con gli anni.
Il problema nasce quando smettiamo di ascoltarci e cominciamo a considerarci due mondi incompatibili.
Non penso che dobbiamo costruire aziende nelle quali tutti ragionino allo stesso modo. Penso che dobbiamo costruire ambienti nei quali persone diverse possano riconoscersi negli stessi valori e lavorare verso una direzione comune.
Per questo il tema non è soltanto come trattenere la Generazione Z.
È come creare un’azienda nella quale ogni generazione scelga di restare, contribuire e crescere.
Al Real Estate StarMeet parleremo di Felicità Interna Lorda
Tornare sul palco del Real Estate StarMeet è per me una bellissima opportunità di confronto con imprenditori e professionisti che ogni giorno affrontano le stesse sfide.
Vorrei condividere alcune riflessioni nate dalla mia esperienza personale, ma anche strumenti concreti per ripensare il modo in cui accogliamo, formiamo e facciamo crescere le persone all’interno delle nostre agenzie.
Perché sono convinta che il futuro del settore immobiliare non dipenderà soltanto dalla nostra capacità di innovare i servizi, utilizzare nuove tecnologie o raggiungere risultati sempre migliori.
Dipenderà anche dalla capacità di costruire aziende nelle quali le persone abbiano voglia di esserci.
A diciotto anni mi chiedevo quale fosse il rapporto tra felicità ed economia. Oggi quella domanda è diventata parte del mio lavoro e della mia visione di impresa.
Non credo esista una formula capace di rendere tutti felici sul lavoro. Le persone sono diverse, attraversano momenti differenti e hanno aspettative che cambiano nel tempo.
Credo però che un imprenditore possa fare molto per creare un ambiente nel quale le persone si sentano rispettate, abbiano fiducia, possano crescere e trovino un motivo per impegnarsi ogni giorno.
E forse è proprio questa la riflessione più importante che vorrei portare sul palco.
Perché il successo di un’azienda non dovrebbe essere misurato soltanto da quanto cresce, ma anche da quanto riescono a crescere le persone che ne fanno parte.
Ci vediamo al Real Estate StarMeet!
Per maggiori informazioni sull’evento e le modalità di partecipazioni visita il sito: https://titolaretop.it/realestate-starmeet-2027






